Cocomeri freschi anche per Natale: nuovo metodo di stoccaggio energetico sviluppato a Nottingham

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cocomero

E’ curioso quanta gente faccia polemica sull’energia rinnovabile con il discorso della sua intermittenza. Nei commenti di un articolo precedente, mi è arrivato uno che ha detto “se non posso far funzionare l’asciugacapelli alle 6:30 la mattina con il fotovoltaico, allora è chiaro che non serve a niente”. Mi ricorda uno che vorrebbe una fetta di cocomero fresco per Natale, si accorge di non poterla avere, e per questo dice che i cocomeri fanno schifo. Scherzi a parte, è possibile immagazzinare l’energia rinnovabile ed è un’ovvia necessità per il futuro.

Arriva una buona idea dall’università di Nottingham. Un sistema di stoccaggio di energia che è allo stesso tempo semplice, pratico, poco costoso e realizzabile da subito.Si chiama “Energy Bag”, ovvero “Sacco Energetico”.

Come concetto, somiglia a quello dei bacini idroelettrici; ovvero sfrutta la forza di gravità. Mentre nei bacini idroelettrici si pompa energia in forma di acqua in un bacino, in questo caso si pompa aria dentro dei palloni sottomarini. Quando si vuole energia di nuovo, ci pensa la pressione dell’acqua a spremere i palloni e a generare un flusso d’aria che poi viene utilizzato per far girare una turbina.

L’articolo che descrive l’invenzione dell’università di Nottingham parla di un’efficienza del 90%, che forse è un po’ ottimistico, ma non impossibile. Il costo dei palloni, poi, è sicuramente piuttosto basso e non ci sarebbe da stupirsi se il sistema risultasse anche meno caro dello stoccaggio idroelettrico.  Da notare anche che il sistema è stato studiato con in mente più che altro l’energia eolica off-shore del Nord della Gran Bretagna, ma nulla vieta di utilizzarlo con qualunque altra tecnologia rinnovabile, per esempio il fotovoltaico.

Il tutto è indubbiamente ingombrante, ma non enormemente. I dati riportati nell’articolo parlano di un’area di un km quadrato per uno stoccaggio di 2GW per 4 giorni. Vale a dire che con un chilometro quadrato di questi palloni, si ottiene per una settimana energia equivalente a quella che produce una centrale nucleare.

Tutto questo è da sperimentare, vero, ma non è che un sistema così richieda tecnologie sofisticate o principi fisici finora sconosciuti. Non ci sono ragioni per le quali non debba funzionare e, in ogni caso, non è il solo sistema di stoccaggio possibile. Quindi, vedete che con un minimo di fantasia il problema dello stoccaggio non è irrisolvibile e non è costoso al di là delle possibilità attuali. Bisogna cominciare a ragionare in questi termini: un sistema energetico basato al 100% sulle rinnovabili è possibile. Richiede la volontà di investirci sopra, di sperimentare cose nuove e di adattarsi a condizioni diverse. Ma è possibile – bisogna volerlo.

(e anche bisogna non volere per forza il cocomero fresco per Natale)

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http://www.offshorewind.biz/2011/04/19/offshore-wind-to-be-stored-under-sea-uk/

An innovative new way to store wind power has been invented by researchers at the the University of Nottingham. Literally in inflatable bags under the ocean. A university spinoff, NIMROD Energy Ltd, has been launched by Professor Seamus Garvey, based on the research. Next month a prototype is to be tested in seawater.

E.ON, a leading renewable energy company in Europe provided a grant to the university researchers to develop the undersea Energy Bags™ in 2008.

Like pumped storage – that relies on the relentless forces of gravity to make energy, when a reservoir of water is released downhill – these huge inflatable undersea bags would also use the relentless power of compression found deep under the sea, to make energy as the sea is allowed to compress the bags air forced under the sea.

When excess wind power is generated, because there is no use for it on the grid, for example, at night, the energy generated would be used to pump compressed air into the bags, expanding them. Then, when needed, the natural force of the sea itself would be allowed to squeeze the compressed air out of the energy storage bags to run turbines to make electricity on demand.

Garvey believes it is possible to store energy at a cost well below $16/kWh – less than 20% of the cost for pumped hydro energy, the cheapest competing technology, and at 90% efficiency. He envisions that storage to match a third of wind power capacity will be needed by 2020.

“If you have 1MW of integrated compressed air system (including large energy stores) for every 3MW of conventional generation, then the whole set of offshore wind equipment starts to look like a very versatile power generating system which can adjust its output to match demand – notwithstanding what the wind is doing.”

According to Powermag, Garvey says that storing the equivalent of 2 GW for four days will require 7 million cubic meters of air storage. “The optimal dimensions for energy bags are around 20 meters in diameter and each has a volume (when full) of about 4,000 cubic meters,” he says. “For 7 million cubic meters, we would need 1,750 of these bags. The seabed area covered by these would be less than one square kilometer and the total surface area of bag material would be 2.2 million square meters.”

Like the best energy storage technologies, the process is simple in concept. However, it requires a new, much larger fleet of offshore wind turbines to become economic.

And that is just what is now beginning to happen around Scotland and the UK, as turbine manufacturers continue to develop ever-larger turbine sizes (try 20 megawatt wind turbines! Twenty times the size of many turbines in the US.) and ever larger wind farms off the coasts of Europe, and a gigantic North Sea grid to connect them all.

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Nota aggiunta dopo la pubblicazione: Sono andato a cercarmi ulteriori dati sull’inventore di questo concetto, il prof Seamus Garvey. Viene fuori che è un tizio con delle idee molto interessanti e parecchio originali. Per esempio, potete vedere qui certe sue idee per delle superturbine:

che oltre a produrre energia elettrica comprimono anche aria nei serbatoi sottomarini. Da questa ricerca, credo di aver capito alcune cose sul concetto di “energy bag”. Funziona, ma per avere l’efficienza di cui lui parla (90%) occorre un sistema specifico di compressione, turbine “far offshore” eccetera. Non so con che efficienza potrebbe funzionare se lo si vuole fare più vicino a terra e usando energia elettrica per comprimere l’aria. Comunque, è sicuramente un sistema a basso costo, ed è questo che lo rende molto interessante.

Articolo Originale

Article Categories:
Energy News

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