Eco Hotel per un turismo a impatto zero

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Eco Hotel per un turismo a impatto zero

Non è soltanto una moda passeggera quella del turismo sostenibile. Lo confermano sempre più i dati che ci arrivano da Legambiente Turismo, che dal 1997 ha proposto l’ecolabel (etichetta ecologica) “Consigliato per l’impegno in difesa dell’ambiente” per le strutture turistiche più virtuose. Ad Aprile, tra l’altro, si è confermato il trend con la firma di un protocollo d’intesa tra Asshotel e Legambiente per proporre ai turisti sempre più alberghi che rispettino la natura, arrivando così a 400 aziende associate in 16 regioni, con oltre 63mila posti e quasi 7 milioni di presenze annue.

Secondo i dati emersi dalla 21^ edizione di Ecotour, le presenze nel turismo sostenibile in Italia fanno registrare un complessivo +0,51% (primo anno in positivo), con un fatturato di ben 10,75 miliardi di euro in tutta la nazione (+0,34%).

Per diventare “eco hotel” le strutture ricettive devono presentare determinate caratteristiche, e precisamente rispondere a un decalogo proposto da Legambiente Turismo. Si parte dai rifiuti, per cui deve essere realizzata in loco la raccolta differenziata, passando per il risparmio dell’acqua e la promozione del trasporto pubblico o di percorsi naturalistici, fino all’alimentazione, con l’incentivo ad utilizzare frutta e verdura fresche, da agricoltura biologica o a lotta integrata, in base alla disponibilità  dei mercati locali, senza il ricorso a OGM. Legambiente Turismo è molto attenta, inoltre, al contenimento dei rumori notturni, alla conservazione dei beni naturali e culturali del luogo in questione e alla comunicazione dell’etichetta ecologica per stimolare gli stessi turisti a una vacanza eco-sostenibile.

Non manca nel decalogo il riferimento all’utilizzo di fonti energetiche alternative. “Almeno un terzo degli ecohotel – spiega Luigi Rambelli, Presidente di Legambiente Turismo – ha già fatto ricorso a fonti rinnovabili e altrettanti si dichiarano intenzionati a farlo: in prevalenza si tratta di solare termico e di fotovoltaico, più limitato il ricorso alle caldaie a biomassa. In costanza di incentivi si può andare verso un incremento assai rilevante”.

Di tutto rispetto la stima che Legambiente Turismo fa relativamente al risparmio energetico che si ottiene da tali pratiche: “Con il risparmio derivante dalla riduzione dei consumi di acqua calda (e quindi di energia elettrica e gas)  – sottolinea Rambelli – e la sostituzione delle lampade a incandescenza con quelle a basso consumo e/o installazione di sistemi a tempo, abbiamo stimato il risparmio energetico in oltre 6.300 MWh, con una notevole riduzione delle emissioni”.

L’ecolabel di Legambiente Turismo non è comunque un’invenzione tutta e solo italiana. Dagli anni Novanta, infatti, in Europa si è avvertita la necessità di un turismo diverso, che non rinunci alle comodità desiderate quando si è in vacanza, ma al contempo non contribuisca ulteriormente al depauperamento delle risorse ambientali.

Per questo motivo Legambiente Turismo è legata a doppio filo con altri progetti europei, tra cui “Visit”, la rete delle regioni d’Europa di cui è presidente e che promuove il turismo sostenibile a livello continentale. Già nel 2002, tra l’altro, l’ecolabel Legambiente Turismo fu censita tra le 50 presenti sulla scena internazionale, nello studio dell’Organizzazione Mondiale del Turismo.

Fonte: EnergieSensibili.it

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