Europa green: con Icos cento stazioni misurano la CO2

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sorgenia_icos

Luce verde in Europa per la rete di monitoraggio acchiappa CO2. Sono circa venti i paesi coinvolti nella creazione di Icos, acronimo di Integrated carbon observation system, il network per misurare i gas serra finanziato dalla Commissione Ue.

L’ora “x” è scattata e, per la prima volta in modo coordinato, standardizzato e preciso, otto stazioni in sette diversi Paesi stanno misurando le concentrazioni in atmosfera e gli assorbimenti di CO2 da parte degli ecosistemi terrestri. E l’Italia ha un ruolo chiave, coordinando l’intera componente relativa agli ecosistemi terrestri tramite l’università della Tuscia e il Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc), con il supporto del ministero dell’Ambiente.

Fino ad oggi, spiega il Cmcc, le misurazioni dei gas serra in Europa sono state troppo eterogenee, non sistematiche e, in ultima analisi, poco sostenibili. Icos vuole superare queste criticità. E costruire una rete che integri tutti i dati provenienti dalle misurazione atmosferiche, marine e terrestri per fornire un bilancio del carbonio e delle tendenze in atto: a regime saranno cento le stazioni che terranno sotto osservazione la CO2 per redigere il “bilancio del carbonio”.

L’Italia, sono dati del ministero dell’Ambiente, è tra i primi stati in Europa per assorbimenti della CO2 con un bilancio “in verde”. La capacità di assorbimento delle nostre foreste e della nostra vegetazione è infatti di circa 90 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno, mentre il settore agricolo è responsabile di 36 milioni di tonnellate di CO2. Quindi il paese ha un saldo positivo.

Più in generale, il patrimonio di foreste e vegetazione dell’Europa (intesa in senso geografico dalla costa Atlantica agli Urali) è in grado di catturare ogni anno circa 1.100 milioni di tonnellate di CO2. E, quindi, di agire come filtro nel ripulire l’atmosfera da questo importante gas serra responsabile del riscaldamento globale.

Tuttavia le emissioni dell’agricoltura di metano e protossido di azoto, dovute alle coltivazioni intensive e agli allevamenti, producono una emissione pari circa al 70% degli assorbimenti naturali. Vanificando, in larga parte, l’effetto positivo degli ecosistemi.

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