Il grande problema dello smaltimento del silicio dei pannelli

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smaltimento del silicio

Di Ugo Bardi

E’ da un pezzo che c’è chi cerca di usare tutto quello che può trovare per dir male dell’energia rinnovabile. Si vede che ne hanno paura e oggi, dopo il risultato del referendum sul nucleare, ne avranno probabilmente ancora di più. Quindi, aspettiamoci una recrudescenza delle varie leggende che dicono che l’energia rinnovabile è pericolosa, costosa, fa male, vi fa venire tumori, impotenza, orticaria, reumatismi, e qualsiasi altra cosa gli venga in mente. Bisogna starci attenti e lavorare per identificare e demolire le varie leggende, via via che ritornano fuori.

Una delle tante leggende da sbufalare è quella del silicio come rifiuto pericoloso e difficile da smaltire. Me la sento ripetere spesso nei commenti, e la si trova comunemente ripetuta sulla stampa; per esempio qui.

Ora, fra le varie bufale, questa del silicio come rifiuto inquinante è forse la più assurda e la più ingenua che mi sia mai capitato di dover sbufalare. Ma come si fa a prendersela con il silicio? Il silicio è quanto di più innocuo esista. E’ del tutto inerte, non è velenoso, non evapora, non si scioglie, non fa assolutamente niente e, notate, è il secondo elemento più abbondante nella crosta terrestre; dopo l’ossigeno. I minerali di gran lunga più comuni nella crosta, in effetti, sono i silicati: innoqui composti di silicio e ossigeno. Oltre al silicio, le celle contengono tracce di boro e fosforo, anche questi elementi comunissimi e inoffensivi. Contengono anche alluminio per i contatti – e anche l’alluminio è un elemento comunissimo nella crosta terrestre. Insomma, anche ammesso che qualcuno le celle le butti via dove capita, non farebbero nessun danno. Piano, piano, si ossiderebbero e ritornerebbero a far parte della crosta terrestre – da dove sono venute. Sei polvere, e polvere ritornerai….

Nella pratica, ovviamente, le celle fotovoltaiche di scarto non si buttano dove capita. Sono classificate come “rifuto elettronico” (RAEE) e vanno in discarica come “rifiuti speciali” insieme a tutti gli altri rifiuti elettronici. Rispetto a tutta la robaccia classificata come RAEE, sono una frazione inerte che non pone nessun problema. Per qualche ulteriore precisazione, tuttavia, esiste in effetti un problema di inquinamento da silicio nella produzione dei “chip” per i circuiti integrati. In questo caso, l’uso di trattamenti acidi o in plasma genera uno “slurry” che contiene silicio in polvere che deve essere trattato con una certa cautela perché è inquinante. Ciò detto, se gli oppositori del fotovoltaico sulla base dell’inquinamento da silicio fossero coerenti dovrebbero prendersela invece con la produzione dei computer e tornare a usare il pallottoliere.

Infine, notate che dalle celle usate o scartate è possibile riciclare il silicio. Al momento, non è una cosa comune, dato che il silicio minerale è molto abbondante – come si diceva, il silicio è il secondo elemento più abbondante nella crosta terrestre. Quindi, certamente non abbiamo da aver paura del “picco del silicio”. Ma, in ogni caso, il riciclo del silicio rende il processo di produzione più pulito e più elegante e sicuramente lo si farà sempre di più nel futuro.

Mi sembra che difficilmente la situazione potrebbe essere più chiara di così. Ma tanto questi continueranno a raccontare leggende. Aspettiamo la prossima, che probabilmente sarà a proposito del fatto che i impianti fotovoltaici vi fanno venire le unghie incarnate.

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Energy News

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