Il ritorno della fusione fredda?

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Di Ugo Bardi

Questo articolo è apparso in inglese su “Cassandra’s Legacy” il 22 Maggio 2011. Qui viene riproposto tradotto in italiano da Massimiliano Rupalti. Nel 1989, durante la mania dell’annuncio della “fusione fredda” di Martin Fleischmann e Stanley Pons, un collega mi raccontò della teoria che aveva sviluppato. Era basata sulla fisica quantistica, diceva, e spiegava ogni cosa che è stata osservata nella fusione fredda sulla base di un parametro variabile.

Aihmé, nell’universo reale i parametri non possono essere variati a piacere come nella memoria di un computer. La fusione fredda si è rivelata una cosa molto difficile da ottenere.  Ci ho passato io stesso qualche mese, a quel tempo, con un aggeggio fatto in casa che avrebbe dovuto realizzarla; cercando gli atomi di elio che si supponeva dovessero essere creati. Non ne trovai nessuno e non fui il solo ad esserne deluso. A quel tempo, praticamente chiunque avesse un laboratorio fisico o chimico a disposizione ci provò. Ma nessuno riuscì a riprodurre la fusione in una cella elettrochimica, nemmeno gli autori stessi che l’avevano annunciata. Così, l’idea della fusione fredda sparì rapidamente, sopravvivendo più che altro nei sogni di vari cospirazionisti e strampalati. Pochi scienziati seri continuarono a lavorarci; ci furono ulteriori risultati sparsi nel corso degli anni ed un termine completamente nuovo “LENR” (low energy nuclear reactions – reazioni nucleari a bassa energia) fu coniato per per descrivere il campo. Comunque, dopo oltre 20 anni sembra chiaro che non è possibile ottenere energia utile stipando atomi di deuterio nel palladio, come tentarono di fare Fleischmann e Pons.

Così, sembrerebbe che la fusione fredda come mezzo per produrre energia sia qualcosa fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Questa fu la mia conclusione dopo averci lavorato e la ragione della mia reazione iniziale di totale scetticismo quando ho sentito parlare per la prima volta dei risultati ottenuti nel raggiungimento di quello stesso sogno da due ricercatori italiani, Andrea Rossi e Sergio Focardi. Comunque, in fisica non ci sono assoluti: ogni cosa conosciuta può essere smentita e, alla fine, è la realtà sperimentale che conta. Così, notai che Rossi e Focardi, diversamente da Fleischmann e Pons, sembravano essere in grado di riprodurre i loro risultati, o perlomeno così si diceva in diversi resoconti che, in principio, sembravano affidabili. Poi, un mio amico e collega andò a far visita a Focardi. Il mio amico non è una persona che si fa facilmente prendere in giro e c’è andato pronto a demolire tutta la faccenda. E’ tornato piuttosto perplesso, dicendo qualcosa tipo “beh, potrebbe esserci qualcosa in questa storia”.

Cosa sta succedendo allora? Abbiamo veramente fatto un grande passo avanti nella nostra ricerca di una forma di energia abbondante e pulita? La fusione nucleare, dopo tutto, è una realtà fisica comune. Può essere realizzata in laboratorio in una varietà di modi e non solo con la gigantesca macchina del progetto “ITER” che cerca di riprodurre la reazione che avviene nel sole. Un altro tipo di fusione è molto conosciuta e quasi commerciale: è la versione in cui un nucleo di boro ed uno di idrogeno reagiscono formando tre nuclei di elio in un plasma altamente energetico. Questo sistema va sotto il nome di “plasma focus”. Può essere usata per generare raggi x, o neutroni se viene usato deuterio al posto dell’idrogeno. Ma può essere usato per generare energia? Alcuni affermano che è possibile, ma sicuramente dev’essere difficile perché la tecnologia è stata inventata negli anni 60 e finora nessun prototipo per produrre energia sembra essere all’orizzonte.

Tuttavia, la tecnologia “plasma focus” potrebbe essere il prototipo di nuovi tipi di macchine a fusione che non cercano di fondere isotopi di idrogeno insieme. Piuttosto, questi metodi cercano di fondere protoni (nuclei di idrogeno) con nuclei più pesanti. Il boro è la scelta per il plasma focus, ma ci sono altre possibilità.

Ciò che Rossi e Focardi hanno affermato è che sono stati in grado di fondere un protone con un nucleo di nichel. E’ una reazione che, in effetti, potrebbe produrre grandi energia. Il problema di quest’idea è che c’è una tremenda barriera elettrostatica che impedisce al protone caricato positivamente di entrare nel nucleo di nichel caricato positivamente (o in altri nuclei). Superare questa barriera elettrostatica in dispositivi pratici, normalmente, richiede l’uso di plasma ad alta energia che necessita di molta più energia per essere creato e sostenuto di quella che può essere ottenuta dalla fusione. Tuttavia, se fosse possibile ridurre questo potenziale usando qualche “catalizzatore nucleare”, allora si potrebbe considerare la fusione come una fonte di energia. Può essere fatto ed è stato fatto con particelle esotiche conosciute come “muoni”, che agiscono come catalizzatori, in effetti. Tuttavia, se non altro questo dimostra che la “catalisi nucleare” è possibile.

Questo è quello che Rossi e Focardi hanno affermato di essere in grado di fare con il loro dispositivo che hanno chiamato “Catalizzatore di energia”. Non affermano di usare muoni ma, in qualche modo, affermano di essere capaci di attivare e mantenere la reazione nucleare dell’idrogeno col nichel fornendo molta meno energia di quella che genera la reazione. Affermano che l’EROEI del dispositivo potrebbe essere intorno a 30 o più una volta che l’energia termica generata dalla reazione viene convertita in energia elettrica.

Così, abbiamo forse trovato il trucco magico per ottenere energia pulita ed abbondante? Potremmo tornare a parlare di potenza elettrica “troppo a buon mercato da valer la pena di farla pagare alla gente? come si diceva all’apogeo dell’energia nucleare? Forse, ma è troppo presto per dirlo. Ci sono diversi dettagli che non stanno insieme nelle affermazioni di Rossi e Focardi (vedi articolo di Kjell Aleklett citato sotto). Se dobbiamo riconciliare il concetto di catalizzatore di energia con quello che sappiamo di fisica nucleare, dobbiamo pensare ad un fenomeno davvero esotico che ha luogo nella camera di reazione. In fisica, regna l’esperimento, ma la possibilità dell’errore sperimentale è sempre presente. Questo è il motivo per cui nessuna affermazione può essere considerata validata finché il relativo esperimento non è stato riprodotto in modo indipendente. Per questo servirà del tempo, non puoi far fisica con la fretta, ma alla fine arriveremo a una conclusione.

Vedi anche questo articolo su “Effetto Cassandra”

Alcuni riferimenti sul “catalizzatore di energia”

Kjell Aleklett’s article. http://aleklett.wordpress.com/2011/04/11/rossi-energy-catalyst-a-big-hoa…

Wikipedia has a good page on the story: http://en.wikipedia.org/wiki/Energy_Catalyzer

Altre informazioni

http://www.physorg.com/news/2011-01-italian-scientists-cold-fusion-video…

http://peswiki.com/index.php/Directory:Andrea_A._Rossi_Cold_Fusion_Gener…

http://www.nyteknik.se/nyheter/energi_miljo/energi/article3111124.ece

http://www.journal-of-nuclear-physics.com/

http://www.express.gr/news/business/434458oz_20110316434458.php3

http://cassandralegacy.blogspot.com/2011/06/nuclear-fusion-elusive-genie.html

Articolo Originale

Article Categories:
Energy News

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