Lo sviluppo dell’industria verde porterà 170 mila posti di lavoro

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Lo sviluppo dellindustria verde porterà 170 mila posti di lavoro

Numeri e speranze. Percentuali e proiezioni. Tutto contenuto nel rapporto “Lo sviluppo dell’industria verde italiana come volano della crescita: possibilità, prospettive, politiche”, realizzato dal Centro Europa Ricerche (Cer) con il contributo del Ministero dell’ambiente.

Lo studio suggerisce che, se in Italia si fanno gli investimenti giusti, ci sarà entro il 2040 una crescita del Prodotto Interno Lordo di 5 punti. E non è tutto: lo sviluppo della green economy potrà dare lavoro a 170 mila persone, con un miglioramento di 4 decimi di Pil della bilancia commerciale.

Il rapporto parte dai dati positivi che fotografano la situazione attuale del mercato “verde”: in controtendenza con tutti i settori dell’economia mondiale, il comparto “green” ha attirato gli investimenti privati in imprese e tecnologie verdi, aumentati di circa il 35%. Per l’Italia, tuttavia, la crescita è stata minima. Sul settore, infatti, grava la dipendenza dall’estero per ciò che riguarda le tecnologie da rinnovabili.

Date queste premesse, la ricerca ipotizza il potenziale sviluppo industriale e illustra le politiche di sostegno alla filiera produttiva di tecnologie FER (Fonti di Energia Rinnovabili). Lo studio, quindi, da un lato traccia le tendenze di lungo periodo, e, dall’altro, simula uno scenario nel quale valutare l’impatto determinato dallo sviluppo di un’industria verde italiana fortemente competitiva.

Ma qual è lo stato dell’industria verde in Italia? “La filiera di impianti/tecnologie destinate alla produzione energetica da rinnovabili – si legge nel rapporto – è piuttosto frammentata, con una presenza maggiore nelle fasi a valle della catena del valore aggiunto”. La tendenza nella produzione di impianti di piccola taglia limita il raggio d’azione dell’industria verde italiana, la quale, sostengono i ricercatori del Cer, “non è certamente solida e affermata sul mercato nazionale e internazionale”.

Il rapporto, quindi, illustra uno scenario, con obiettivi da raggiungere entro il 2040. Innanzitutto l’ “indipendenza” dall’estero per la fornitura di tecnologie verdi: se, al momento, l’industria italiana copre solo il 25-30% della domanda interna di nuove tecnologie, entro il 2040 dovrà essere in grado di coprirne i 3/4.

Questo rovesciamento, secondo le stime del Cer, avrà ricadute economiche importanti: “Al 2040 – si legge nel rapporto – il Pil risulterebbe più alto di circa 5 punti percentuali, determinati in buona parte dalla nuova domanda estera: il tasso di crescita di lungo periodo dell’economia italiana, grazie allo sviluppo del comparto produttivo verde, salirebbe di almeno un paio di decimi avvicinandosi all’1,5%”. Grazie a questa crescita, “il miglioramento del saldo nominale della bilancia commerciale italiana si commisura in 4 decimi di Pil”.

Infine gli effetti sul piano occupazionale: soprattutto nel fotovoltaico e nell’eolico, nelle fasi più a monte della catena (la costruzione degli impianti, ad esempio), potrebbero essere creati circa 170 mila nuovi posti di lavoro. Con possibilità di inserimento per i profili più giovani qualificati.

Fonte: EnergieSensibili.it

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Energy News

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