Ma il Cadmio è radioattivo? Un’altra bufala sul fotovoltaico

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radiation

di Ugo Bardi

Continua a imperversare sui giornali Franco Battaglia con la sua crociata contro le energie rinnovabili. Dopo averci informato in completa serietà che a Fukushima non è successo niente, ora se la prende in un articolo su “Il Giornale” con il materiale di cui sono fatti i impianti fotovoltaici a film sottile, descrivendolo quasi come se fosse radioattivo.

Come al solito, gli articoli di Battaglia non sono il massimo in termini di affidabilità dei dati. A proposito di questo, basta notare che il Nostro sostiene che con “100 miliardi di Euro” i impianti fotovoltaici che potremo installare produrranno “1 gigawatt dei 40 che consumiano”. Ora, qui Battaglia fa già un errore con i termini che usa: non si consumano “gigawatt“, che è un’unità di potenza – semmai si consumano gigawatt-ora, che è un’unità di energia.  Ma, a parte la terminologia, Battaglia dà numeri sbagliati. I prezzi attuali del fotovoltaico sono inferiori a 3 euro per watt; ne consegue 100 miliardi di euro corrispondono a – almeno – 30 Gigawatt di potenza di picco; non certamente a “1 gigawatt” come sostiene Battaglia. Anche parlando di potenza media di produzione, ovvero tenendo conto del ciclo diurno, il dato di Battaglia è sbagliato. Ammettiamo che i impianti siano installati nel centro Italia con una produzione media di 1300 kWh per kW. Ne consegure che 30 GW corrispondono a circa 40.000 GWh, ovvero a una potenza media nell’arco dell’anno di almeno 4.5 GW. Se pensiamo di installare gli impianti nelle regioni meridionali, la stessa potenza installata corrisponde a oltre 5GW di potenza media. Insomma, un erroretto di un fattore 5, niente male.

Date queste premesse, anche sulla questione dell’inquinamento da smaltimento dei impianti ci possiamo aspettare che Battaglia esageri e non poco. In effetti, sostiene che i impianti a film sottile “dovrebbero essere smaltiti con maggiore cautela delle scorie radioattive.” Ci informa che “a differenza di queste, (le scorie radioattive) che decadono nel tempo e perdono la loro radioattività, il cadmio rimane tale per sempre.” Notate la costruzione della frase: Battaglia dice che mentre le scorie radioattive “perdono la loro radioattività;” “il cadmio rimane tale per sempre”. Per uno che legge frettolosamente, sembra che il cadmio sia radioattivo anche quello e se uno fosse un tantino maligno potrebbe sospettare che questa è proprio l’impressione che la frase vuol dare.

Ovviamente, tuttavia, c’è una bella differenza fra una scoria radioattiva come, per esempio, il cesio 137, tuttora la maggior sorgente di radioattività in della zona di Chernobyl, e il cadmio che si trova nei impianti fotovoltaici. Il cesio è un pulviscolo che si sparge dappertutto, incluso nelle falde acquifere. Lo si respira, lo si assorbe con l’acqua o con il cibo, insomma è un disastro totale che permane per decenni. Il cadmio, invece, si trova nei impianti in forma di tellururo di cadmio (CdTe), un composto solido, non radioattivo, non emette niente, non evapora, non si scioglie in acqua, non si sparge per l’ambiente, insomma è del tutto inerte. Quindi, non entra nel ciclo alimentare e lo si può anche riciclare. Anche in caso di incendio (cosa anche questa quasi impossibile, dato che gli impianti a CdTe sono quasi tutti a terra) i test mostrano che il CdTe rimane bloccato all’interno del vetro. L’unico modo per farsi del male con il CdTe contenuto in questi impianti sarebbe di andare a grattar via laboriosamente lo strato attivo di tellururo (cosa peraltro assai difficile dato che è inglobato nel vetro) e poi usarlo – che so – per condirsi gli spaghetti. Cosa leggermente improbabile, per non dire altro.

Insomma, c’è una buona ragione per la quale l’Unione Europea, di solito così attenta (qualcuno potrebbe dire “micragnosa”) sui problemi ambientali, ha dato il via libera ai impianti fotovoltaici a film sottile basati sul CdTe. E’ perché i proponenti hanno potuto dimostrare che questi impianti non portano nessun rischio per la salute dei cittadini europei. Ma, si sa, le leggende hanno le gambe lunghe e quelle sul fotovoltaico continuano a ripresentarsi. La ragione è, purtroppo, che c’è sempre qualche allocco che ci crede.

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Energy News

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