Perchè il fotovoltaico non è ad impatto nullo?

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Quindi perché il fotovoltaico non è considerato “PULITO”?

Al di là dell’impatto estetico che può o meno piacere,perché non è considerato ad impatto ambientale nullo?

In particolare mi riferisco considerando il periodo di vita utile.

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Domande dagli utenti

Comments

  • ciao! il concetto di Impatto ambientale nullo è un pò più complesso di quello che la gente non istruita in materia crede.
    con impatto ambientale nullo non si intende solamente il fatto che con tali apparecchiature non si produca alcun che di inquinamento, ma si tiene conto anche dell’impatto che tali “costruzioni” hanno sul territorio in cui vengono deposte.
    percui si parla di inquinamento 0, quando tali apparecchiature, oltre che ad essere a 0 emissioni, sono anche ad impatto estetico e ambientale nullo!
    per esempio se dietro casa tua hai un bel bosco con gli alberi in fiore profumati, e un bel giorno decidono di abbattere la foresta per istallare i pannelli fotovoltaici, non credo che saresti felice al cambiamento di panorama.
    questo per fare un esempio.
    ma per esempio anche le centrali idroelettriche non sono considerate ad impatto nullo perchè producono rumori notevoli (quindi aumentano l’inquinamento acustico della zona) oltre che ad avere alcuni effetti collaterali sull’ecosistema naturale della zona in cui sono stata installate.
    però, se si parla di fotovoltaico, istallato sopra il tetto di un abitazione, tale impianto non può essere considerato ad impatto ambientale! in quanto non perturba l’ecosistema o la vita sociale circostante! questo è ciò che deriva dalle ultime leggi sull’impiantistica rinnovabile.
    spero di esserti stato utile.
    ciao

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    AGGIUNTA:
    volevo aggiungere, dopo aver letto le opinioni degli altri answeriani, che non ho parlato dell’inquinamento prodotto per la produzione di tali pannelli perchè dal secondo principio della termodinamica si evince che non si può trasformare energia senza produrre alcun tipo di inquinamento, percui non esisterà MAI un sistema ad inquinamento 0 sulla terra, questo è garantito fisicamente da leggi fisiche inopinabili, perciò concordo quello che dicono gli altri miei colleghi in queste risposte.
    a presto

    —————————-
    X giorgio…
    le centrali idroelettriche producono rumore, in qualunque modo lei la voglia mettere, poi chiaramente lei mi parla di un tipo particolare di centrali, ma siccome ne parla con disinvoltura saprà anche che non tutti i luoghi sono uguali e non in tutti i luoghi si possono costruire determinate centrali, altrimenti saremmo a cavallo, le centrali idroelettriche comuni producono un elevato inquinamento acustico, (ci sono anche stato di persona), non troviamo i casi particolari, anche perchè stime del wwf alla mano nelle zone in cui ci sono le centrali idroelettriche vi è una riduzione del più del 65% della fauna terrestre e acquatica, e questo è conseguenza dell’inquinamento sonoro prodotto, anche perchè non dimentichiamo che nella maggior parte dei casi gli animali sentono MOLTO più dell’uomo indi per cui quelle centrali che lei definisce ad inquinamento acustico 0, probabilmente sarà zero per lei, per me, ma non per loro, quindi sempre di inquinamento si tratta, perchè non ci siamo solo noi su questa terra.
    detto questo comunque le ribadisco che il mio intervento NON è contro le centrali, ANZI!!ben vengano, meglio inquinamento acustico che inquinamento fossile.
    al limite tra 100 anni avranno il problema di eliminare l’inquinamento acustico, ma intanto noi vediamo di eliminare quello fossile, che è il più dannoso, poi chiaramente ciò non accadrà mai per tutti i soldi che ci girano attorno, però allora, speriamo che il petrolio finisca alla svelta, anche se poi resta il metano e affini..
    cordiali saluti e ricambio la stretta di mano con rispetto

    regio6 01/01/1970 00:00
  • oltre alle giuste considerazioni di regio6, devi considerare altri 2 fattori:

    1. la fase di produzione dei pannelli, che si avvalgono di silicio; per lavorarlo, occorrono metodi fisici e chimici non proprio a impatto zero;
    2. la fase di fine vita del prodotto, quindi: smaltimento, riciclabilità,rifiuti prodotti ecc.

    C’è, a mio modesto avviso,una cosa fondamentale, che faremmo bene ad avere tutti assai chiara: non esiste energia a costo zero. Un prezzo per la sua trasformazione in modo da adattarla a scopi umani si paga sempre. Si tratta di decidere quali costi intediamo pagare e in vista di quali benefici. E di quantificare le 2 cose. ovviamente: faccenda non proprio semplicissima :)

    Bye,
    G.
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    PS: va considerata anche l’energia richiesta per produrre i pannelli fotovoltaici (per ora praticamente da fonti fossili) e quella effettivamente erogabile in un ciclo di vita. E’ una discussione che vede oppostamente schierati detrattori e sostenitori del fotovoltaico, non sempre a mio avviso con argomenti del tutto chiari e leali da ambo le parti. Anzi alimentando, a volte, vere e contrapposte leggende metropolitane.
    Con le tecnologie a film sottile cmq si ottiene una notevole riduzione dell’input produttivo.
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    PICCOLA CURIOSITA’: l’Università di Roma-3, se non erro, sta svolgendo interessantissime ricerche sull’utilizzo di film a base di mirtillo nei pannelli fotovoltaici in luogo del silicio, sfruttando capacità di fotosintesi.

    Se dovesse attecchire questa idea, potremmo doverci approvvigionare di mirtillo in grandi quantità. E’ rinnovabile, non c’è dubbio, ma ignoro quanto terreno può richiedere coltivarne grosse quantità e se è coltivabile in serra :)
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    Giannino 02/01/1970 00:00
  • Proprio per il fatto che costa energia produrli! Infatti, se non sbagli, si calcola dai tre ai cinque anni dopo i quali inziano a produre energia veramente pulita, perchè prima di questo tempo producevano enrgia non inquinate però stavano “tappando il buco” lasciato dall’energia fossile bruciata per costruirgli.

    s.leon85 03/01/1970 00:00
  • Quel che dice regio6 non è sbagliato…l’impatto paesaggistico c’è, Però il problema esiste anche se si parla anche in termini di energia prodotta ed emissioni, che è un aspetto più decisivo perchè poi dove metterli, nel luogo più adatto è una cosa su cui si può intervenire.
    Io ho avuto occasione di vedere un posto dove vengono prodotti moduli fotovoltaici anche se un po’ particolari(all’arseniuro di gallio, che sono per applicazioni spaziali) c’eran macchinari grandi come una stanza e complicati ( e sicuramente anche con consumi rilevanti) che per deposizione vapore producevano in una quindicina di ore una manciata di dischi da circa 20cm di diametro che ricevevano poi altre lavorazioni e venivano tagliuzzati(essendo tondi c’era anche una certa quantitià di “scarto”) per avere i moduli…
    Pensa al tuo esempio del fotovoltaico(ma la cosa vale per ogni fonte di energia): I pannelli devono essere prodotti, per cui bisogna raccogliere e trattare i materiali con cui verranno costruiti i pannelli, bisogna fare diverse lavorazioni per ottenere i pannelli finiti. una volta finita la produzione questi pannelli verranno installati ed iniziano a produrre energia oltre che a degradarsi…. per cui la loro durata è limitata(anche se non brevissima), non è infinita…
    Quindi l’energia totale prodotta dal pannello in tutto il suo periodo di funzionamento è confrontabile con quella spesa per produrlo…. e se ci pensi non è tanto scontato che quello che si produce superi l’energia spesa per la produzione.
    Se una fonte energetica ha un ritorno energetico inferiore all’investimeno energetico ha un EROEI minore di 1, questo significa che non ha senso usarla come una fonte energetica per produrre energia sulla terra in grande scala perchè in realtà è uno spreco, avrà semmai senso in alcuni casi particolari, per esempio avere energia in un posto dove altrimenti sarebbe difficile averne, in questo caso non ti interessa molto che l’eroei sia >1….per esempio se devi esplorare marte e il costo energetico del pannello che monti sul rover è superiore a quello che ne ricaverai per i 3-4 mesi previsti della missione è una cosa di cui non ci si cura minimamente, l’unica cosa che interessa è che il rover disponga dell’energia di cui ha bisogno.
    La cosa invece è di importanza decisiva se si immagina di basare la produzione di energia di una Nazione o del Mondo su una certa tecnologia di produzione.
    Nel caso del petrolio tu consumi una certa energia per estrarne un litro… poi da quello ricaverai una certa quantità di energia anche a secondo di come lo userai…
    Nel caso del fotovoltaico invece c’è un costo fisso iniziale e poi la produzione di energia in pratica non costa più nulla energeticamente finchè il pannello funziona. Da questo è ovvio che se spendi 100 per produrre un pannello e questo poi produce 10 ogni anno se smette di funzionare dopo un anno il bilancio è catastrofico… se invece funziona per 10 anni vai in pareggio…. se dura 20 anni è positivo, se dura 100 anni è molto meglio…

    sparviero 04/01/1970 00:00
  • Da quanto ne so l’energia consumata per la trasformazione da energia di combustione, trasporto dell’energia elettrica, consumo per la produzione, trasporto, installazione con produzinone dei componenti di installazione (pensiamo ai costi energetici di produzione dell’alluminio, acciaio, nuovi punti elettrici e linee di presa, trasporti in loco e montaggio) e degli interventi di manutenzione davano, al 2006 un ritorno in termini energetici stimato fra i 26 e i 34 anni seconda della qualità e della affidabilità dell’impiantistica elettrica e delle opere civili necessarie e domani da demolire. Tolte le opere civili, il ritorno in termini energetici si aggira fra i 18 e i 24 anni lasciando le opere civili in loco.
    Questo in termini di economia.

    In termini di utilizzo del territorio ci stiamo dimenticando che l’attuale civiltà dei trasporti, dei super centri commeciali con megaparcheggi, opere megagalattiche,strade, rotatorie, ecc. porta ad una sistematica distruzione della vegetazione e della coltivabilità dei campi che ci davano prodotto commestibile dietro casa, allontanando la produzione di beni necessari per la vita e quindi aumentandone i costi energetici e di opere con impatto sul territorio per trasporto e distribuzione di prodotti indispensabli come i commestibili.

    Gli stessi tetti degli edifici devono essere veramante adatti e in un contesto di territorio:
    un capannone industriale può mettere a disposizione un 35-45% della sua superficie, raramante si trovano alberi d’alto fusto che ombreggiano, la linea elettrica di arrivo è cospicua e capace di assorbire le alimentazioni, i mezzi di accesso al tetto sono presenti, le manutenzioni routinarie e quindi l’installazione presenta maggiori vantaggi,
    una casa ad un piano, con tetto esposto a sud a 2 falde applica pannelli solari, non deve avere al suo intorno alberi più alti di 5-7 metri e può utilizzare al massimo, struttura del tetto permettendo, il 35% del tetto.
    Preferisco lasciare gli alberi che mi proteggono dall’eccesso di insolazione estiva e dalla bora invernale. E’ una scelta.
    Un grosso interrogativo poi sull’interferenza dei terreni a est a o ovest dei pannelli solari su quel tetto: un domani la costruzione di edifici o il crescere di vegetazione di alto fusto darebbe una ombreggiamento tale da ridurre sgnificativamente l’energia disponbile. I vicini ti accetterebbero una “servitù d’ombra” con le leggi attuali?
    Ecco che prima di fissare una applicazione a tappeto, bisogna valutare caso per caso.

    A conclusione faccio osservare che, nonostante i pingui contributi e le incentivazioni in termini di moneta il solare fa difficoltà ad avere una massiccia installazione lasciando, anche in termini economici, ancora dei dubbi a chi fa una analisi di rischio al necessario lungo termine.
    Personalmente svilupperò in proprio e applicherò pannelli solari combinati,fotovoltaici e termici con accumulatore di calore per il riscaldamanto a pavimento invernale, integrati nel tetto quando sarò costretto a rifare il tetto di casa, sapendo che non vedrò da vivo il ritorno dell’investimento dal costo pazzesco e dalla necessità di avere tecnologie totalmente estranee alle tecnologie della edilizia tradizionale.
    Uno dei mei esperimenti, insomma.

    @giaaaaannino: SIAMO PASSATI AL MIRTILLO? Roba da sciuri, 4 anni fa c’era qualcuno che proponeva degli studi sulla conversione fotovoltaica con le alghe marine…..

    @regio: se riesci a sentire rumore dei generatori fuori di una centrale idroelettrica in caverna artificiale lungo l’asta del Piave, o se il rumore della stazione di trasformazione all’aperto supera quello dell’autostrada Venezia-Belluno che ci passa accanto, andiamo a mangiare da Checco e pago io. Se vinco mi accontento di un toast e un bicchiere di acqua minerale all’Autogrill.
    Una cordiale stretta di mano

    giorgiomarega 05/01/1970 00:00

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