Plastica ecologica per ridurre le emissioni in atmosfera

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La riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) è prevista dal Protocollo di Kyoto e dalle direttive dell’Unione Europea.

Rispettare queste norme serve all’ambiente ed alla nostra salute. Diverse le soluzioni adottate per raggiungere gli obiettivi che, partendo dall’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, abbracciano anche sistemi integrati che utilizzano sia le fonti tradizionali  che quelle alternative.

Tutte le soluzioni tese a ridurre le emissioni in atmosfera vengono dette ecologiche, tra queste, spicca anche la plastica.

Materiale  accusato di essere altamente inquinante, croce e delizia dei consumatori e delle aziende, ha posto per decenni gravi ed onerosi problemi di smaltimento fino a quando non sono stati introdotti sul mercato gli oggetti di plastica biodegradabile.

L’utilizzo più macroscopico si è visto nei sacchetti per la spesa e nelle bottiglie per il confezionamento dell’acqua minerale. La plastica biodegradabile è un sistema  integrato di riduzione dell’inquinamento perché utilizza una minima parte di materiali plastici ed una buona parte di materiali vegetali derivati dal mais e dalla patata. Potremmo dire che la plastica ecologica utilizza le biomasse per funzionare.

Ecco perché si chiama anche plastica bio. Con questo materiale si possono realizzare anche piatti, bicchieri e posate usa e getta. Ma la polemica sull’utilità di questa soluzione ecologica è ancora in atto, perché si tratta comunque di un materiale non completamente degradabile che si scioglie dopo 3 mesi e che, a detta di chi lo ha verificato, produrrebbe muffa.

La soluzione è comunque un passo avanti verso la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera a cui gli ambientalisti suggeriscono di sostituire gli oggetti realizzati con materiali duraturi come il vetro e la ceramica che, creando meno scorie, riducono la necessità dello smaltimento e le relative emissioni inquinanti.

Fonte immagine: youservice.it

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Energy News

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