Quarto Conto Energia: Enel impugna il Decreto Romani

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Ad oggi, sono oltre 100 le aziende che hanno presentato ricorso al Tar contro tale decreto del Quarto conto energia approvato lo scorso 5 maggio dal Consiglio dei ministri. La società Distribuzione del gruppo Enel ha presentato ricorso riguardo gli articoli 7 e 20 del decreto, che trattano della disciplina degli indennizzi automatici aggiuntivi in caso di mancato o ritardato allaccio degli impianti fotovoltaici alla rete elettrica.

I ricorsi presentati saranno discussi dal Tar del Lazio in una prima udienza fissata per il 23 febbraio del 2012.

Alla fine di agosto sarà definito anche il calendario delle altre udienze di merito. Intanto, le aziende possono già registrare un punto a loro vantaggio.

Nei mesi scorsi 150 aziende hanno incaricato Sos Rinnovabili di avviare un’azione legale collettiva contro il D.M. 5 maggio 2011, mentre i Photovoltaic Operators Investors, cioè il gruppo degli investitori stranieri del fotovoltaico attivi in Italia, hanno presentato un ricorso contro lo Stato italiano chiedendo un risarcimento di 500 milioni di euro per i danni causati dalle norme del Quarto Conto Energia.

Sono numerosi i ricorsi presentanti, in quanto il decreto Romani limiterebbe la crescita del fotovoltaico non recependo la direttiva europea che prevede lo sviluppo delle energie rinnovabili.

A questa situazione si addiziona una segnalazione all’Antitrust nella quale il decreto sul Quarto Conto Energia viene bollato come anticoncorrenziale dal momento che sembra favorire i grandi gruppi oligopolistici falsando la concorrenza.

Intanto il Tar del Lazio nello scorso luglio ha accolto un ricorso presentato da un fondo internazionale che ha investito in 4 serre fotovoltaiche in Italia in seguito all’autorizzazione ottenuta grazie alla pregressa normativa del Terzo Conto Energia.

Il Tar ha deciso la sospensione del requisito costruttivo di idoneità funzionale previsto dal decreto del 5 maggio 2011 per le serre fotovoltaiche, in parte escluse dagli incentivi vantaggiosi riconosciuti agli impianti sugli edifici.
Il Tar ha quindi sospeso con ordinanza questa parte del decreto ritenendo che “tale previsione appare ingannevole e lesiva degli interessi di parte ricorrente per gli aspetti connessi al finanziamento dell’opera”.

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